Come recuperare l’errore e uscirne indenni

Tempo fa una mia alunna ha vissuto un momento di frustrazione durante l’esecuzione di un compito (un disegno a mano libera a partire da un modello). All’accorgersi che il soggetto sulla carta stava prendendo letteralmente un’altra piega, è subentrato lo sconforto che è sfociato in una crisi di rabbia. Che fare? La mia prima reazione sarebbe stata quella di dirle semplicemente che non era un problema, che tutti in fondo possono sbagliare, che le avrei dato un altro foglio e l’avrei aiutata a rifare il compito.

Questo tuttavia sarebbe stato il mio errore. Negare l’importanza dell’errore e rimediare con un colpo di spugna, per di più sottolineando l’incapacità del bambino attraverso l’idea che l’unica soluzione sia il supporto dell’adulto, non avrebbe fatto altro che aumentare il suo senso di impotenza e l’impressione che l’ostacolo (che aiuta a crescere) possa essere aggirato. Il rischio era che, al successivo intoppo, la crisi di rabbia si innescasse con il doppio dell’intensità. Quello di cui aveva bisogno non era un approccio buonista e minimizzante, ma la possibilità di conoscere con quali risorse presenti nell’ambiente avrebbe potuto non aggirare, bensì affrontare quell’ostacolo.

Del resto, non è quello che facciamo anche noi tutti i giorni? In poche parole, dovevo proporle un’alternativa da usare in piena autonomia e che implicasse ugualmente investimento personale e successo. In fondo, quel era l’obiettivo di quel compito? Realizzare un disegno esteticamente apprezzabile attraverso cui raggiungere un obiettivo di crescita. Il mio suggerimento, dunque, è stato semplicemente quello di dirle di ricalcare il modello dato sovrapponendovi il foglio bianco e sfruttando la luce in trasparenza della superficie di una finestra. Dopodiché, lei si sarebbe dedicata in maniera del tutto originale alla coloritura, nella quale non aveva alcun tipo di difficoltà. Crisi rientrata, lavoro completato, bambina soddisfatta.

Ogni volta che vi si presenterà lo spettro dell’errore, nei compiti, nelle incombenze domestiche, nelle attività extrascolastiche, cercate di coglierne la valenza di crescita, sfruttatelo a vostro vantaggio, cercando alternative di crescita “ecologiche”, cioè naturali nel vostro ambiente, senza mai sostituirvi alla mente, al corpo e al cuore del bambino.

PraticaMente?
  • Considerate l’errore come un’opportunità per imparare a trovare soluzioni alternative nell’ambiente che vi circonda.
  • Riconoscete quelle competenze alternative del bambino che possono aiutarlo ad affrontare l’errore.
  • Pensate che l’obiettivo non è il compito in sé, ma lo sono gli obiettivi di crescita che attraverso il compito si possono raggiungere.
  • Chiedetevi: “Quali strumenti posso proporgli, qui e ora, per fargli accettare l’idea che il limite in una sfera d’azione può attivare competenze alternative altrettanto appaganti?”

Daniela Di Pasquale – Insegnante di scuola primaria e pedagogista

pedagogiascolastica3@gmail.com

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